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Domenica, 28 Marzo 2004



«Bruciati i miei soldi e quelli di mio padre»
«Mi sono fidato dei consigli di un bancario che calcolava grossi guadagni in azioni»

Aveva una palestra: ha dovuto cederla ai soci e, ormai non più giovane, si è dovuto adattare a lavorare come co.co.co.

Aveva dei risparmi: li ha persi tutti e, per chiudere con il piano di investimento, ha dovuto metterci sopra qualche decina di milioni.

Aveva buone garanzie per il futuro grazie ai risparmi del padre: ha convinto il genitore a mettersi con lui in affari bancari ed ha pressochè dimezzato il capitale.

Poteva andar peggio al trevigiano L.D.? Lui l'ha presa, come si suol dire, con una buona dose di filosofia ed ha deciso di ricominciare da capo, pur amaramente, tant'è che ha radicato una causa in Tribunale a Treviso contro l'istituto bancario trevigiano che lo ha supportato in questa vicenda di risparmi, affidandosi allo studio legale Grelli.

«Sarà il giudice a decidere se si sono comportati correttamente nei miei confronti. Ma io, dopo quel che mi è accaduto, non potevo semplicemente incartarmela. Sono stato consigliato a risparmiare in fondi che hanno risentito gravemente del disastro in Borsa. Mi hanno indotto persino a indebitarmi per acquistare altre quote dei fondi. Quando la Borsa ha cominciato a crollare, mi hanno convinto a mettere mano agli ultimi soldi per cercare di tagliare al ribasso. Ho chiesto che il denaro di mio padre fosse investito senza rischio e me lo sono trovato per il 70 per cento collocato in azionari».

L'amarezza di L.D. radica negli anni gloriosi della Borsa, quando sembrava che ci fossero miniere d'oro dappertutto. «Nel 2.000 avevo circa 150 milioni di sudati risparmi in Fideuram. Ma sentivo alcuni conoscenti, operatori di banca, che ragionavano sulla possibilità di conseguire guadagni elevatissimi. Perchè, mi sono detto, non tentare anch'io con la Borsa, così da migliorare in fretta la consistenza della mia sostanza, lavorare ancora alcuni anni e poi dedicarmi liberamente a ciò che più mi piace?».

«Ho chiesto a una di queste persone, dipendente di una nota banca trevigiana, di indicarmi un prospetto di investimento. Mi ha tracciato su un pezzo di carta un'ipotesi che consentiva di portare a casa un guadagno pari a circa il 50 per cento in meno di due anni. Come non andargli dietro? Se anche sera il 30 per cento andava benissimo. Ho preso tutto il denaro e glielo ho affidato, aprendo il conto in una piccola filiale nella zona di Montebelluna».

«Non è bastato. Mi hanno convinto ad assumere con la stessa banca un debito di 100 milioni da ricollocare in fondi, parte in lire e parte in valuta estera. Tanto, qui c'è solo da guadagnare, assicuravano. In questa operazione c'è anche di mezzo una firma falsificata».

Il terzo atto riguarda il parente. «Mio padre - riprende L.D. - aveva realizzato una vendita ed aveva circa 450 milioni di lire. Ho accompagnato anche lui in banca, sperando di guadagnare di più, ed ho chiesto che investissero il denaro senza rischio, perchè apparteneva a una persona anziana. Invece me lo sono trovato collocato in fondi bilanciati al 70 per cento azionari. E poco importa se la banca può produrre tutte le firme di sottoscrizione del fondo. Il risparmiatore chiede un determinato investimento e poi firma tutto sulla fiducia. Non legge pagine di clausole».

Passano i mesi dell'euforia e la Borsa comincia a crollare. «Ho protestato con la Banca. Soprattutto in relazione al denaro di mio padre. Intanto il dipendente cui mi ero affidato per i consigli si era licenziato. I miei soldi si scioglievano come neve al sole sotto i colpi dei crolli del mercato. Andavo da un funzionario all'altro e tutti mi dicevano che si sarebbe arrivati a una sistemazione. Ho persino preso gli ultimi risparmi e li ho investiti seguendo il consiglio del taglio nelle fasi di ribasso».

Ma la Borsa ha continuato a perdere. Per L.D. il disastro dei corsi ha significato che, ad un certo momento, ha dovuto chiudere la posizione. «I miei risparmi si erano ridotti a poco e dovevo rendere il prestito di 100 milioni. In conclusione mi sono trovato senza niente. Peggio: ho dovuto pagare milioni per farla finita con la banca. E mio padre partito da un capitale originario di 450 milioni si trova ora con soli 250 milioni. Non vi dico con quale stato d'animo».

Barty Stefan