| Aveva
una palestra: ha dovuto cederla ai soci e, ormai non più giovane, si è
dovuto adattare a lavorare come co.co.co.
Aveva
dei risparmi: li ha persi tutti e, per chiudere con il piano di
investimento, ha dovuto metterci sopra qualche decina di milioni.
Aveva
buone garanzie per il futuro grazie ai risparmi del padre: ha convinto
il genitore a mettersi con lui in affari bancari ed ha pressochè
dimezzato il capitale.
Poteva
andar peggio al trevigiano L.D.? Lui l'ha presa, come si suol dire, con
una buona dose di filosofia ed ha deciso di ricominciare da capo, pur
amaramente, tant'è che ha radicato una causa in Tribunale a Treviso
contro l'istituto bancario trevigiano che lo ha supportato in questa
vicenda di risparmi, affidandosi allo studio legale Grelli.
«Sarà
il giudice a decidere se si sono comportati correttamente nei miei
confronti. Ma io, dopo quel che mi è accaduto, non potevo semplicemente
incartarmela. Sono stato consigliato a risparmiare in fondi che hanno
risentito gravemente del disastro in Borsa. Mi hanno indotto persino a
indebitarmi per acquistare altre quote dei fondi. Quando la Borsa ha
cominciato a crollare, mi hanno convinto a mettere mano agli ultimi
soldi per cercare di tagliare al ribasso. Ho chiesto che il denaro di
mio padre fosse investito senza rischio e me lo sono trovato per il 70
per cento collocato in azionari».
L'amarezza
di L.D. radica negli anni gloriosi della Borsa, quando sembrava che ci
fossero miniere d'oro dappertutto. «Nel 2.000 avevo circa 150 milioni
di sudati risparmi in Fideuram. Ma sentivo alcuni conoscenti, operatori
di banca, che ragionavano sulla possibilità di conseguire guadagni
elevatissimi. Perchè, mi sono detto, non tentare anch'io con la Borsa,
così da migliorare in fretta la consistenza della mia sostanza,
lavorare ancora alcuni anni e poi dedicarmi liberamente a ciò che più
mi piace?».
«Ho
chiesto a una di queste persone, dipendente di una nota banca
trevigiana, di indicarmi un prospetto di investimento. Mi ha tracciato
su un pezzo di carta un'ipotesi che consentiva di portare a casa un
guadagno pari a circa il 50 per cento in meno di due anni. Come non
andargli dietro? Se anche sera il 30 per cento andava benissimo. Ho
preso tutto il denaro e glielo ho affidato, aprendo il conto in una
piccola filiale nella zona di Montebelluna».
«Non
è bastato. Mi hanno convinto ad assumere con la stessa banca un debito
di 100 milioni da ricollocare in fondi, parte in lire e parte in valuta
estera. Tanto, qui c'è solo da guadagnare, assicuravano. In questa
operazione c'è anche di mezzo una firma falsificata».
Il
terzo atto riguarda il parente. «Mio padre - riprende L.D. - aveva
realizzato una vendita ed aveva circa 450 milioni di lire. Ho
accompagnato anche lui in banca, sperando di guadagnare di più, ed ho
chiesto che investissero il denaro senza rischio, perchè apparteneva a
una persona anziana. Invece me lo sono trovato collocato in fondi
bilanciati al 70 per cento azionari. E poco importa se la banca può
produrre tutte le firme di sottoscrizione del fondo. Il risparmiatore
chiede un determinato investimento e poi firma tutto sulla fiducia. Non
legge pagine di clausole».
Passano
i mesi dell'euforia e la Borsa comincia a crollare. «Ho protestato con
la Banca. Soprattutto in relazione al denaro di mio padre. Intanto il
dipendente cui mi ero affidato per i consigli si era licenziato. I miei
soldi si scioglievano come neve al sole sotto i colpi dei crolli del
mercato. Andavo da un funzionario all'altro e tutti mi dicevano che si
sarebbe arrivati a una sistemazione. Ho persino preso gli ultimi
risparmi e li ho investiti seguendo il consiglio del taglio nelle fasi
di ribasso».
Ma
la Borsa ha continuato a perdere. Per L.D. il disastro dei corsi ha
significato che, ad un certo momento, ha dovuto chiudere la posizione.
«I miei risparmi si erano ridotti a poco e dovevo rendere il prestito
di 100 milioni. In conclusione mi sono trovato senza niente. Peggio: ho
dovuto pagare milioni per farla finita con la banca. E mio padre
partito da un capitale originario di 450 milioni si trova ora con soli
250 milioni. Non vi dico con quale stato d'animo».
Barty
Stefan
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